Tra i tanti aspetti della comunicazione ce n’è uno che considero ancora troppo sottovalutato: la capacità di calibrare. Calibrare il nostro interlocutore, calibrare la situazione, calibrare il contesto. Perché un buon comunicatore non è necessariamente colui che ha il coraggio di dire sempre tutto e di dirlo nel modo che ritiene corretto. A volte la …
Tra i tanti aspetti della comunicazione ce n’è uno che considero ancora troppo sottovalutato: la capacità di calibrare.
Calibrare il nostro interlocutore, calibrare la situazione, calibrare il contesto. Perché un buon comunicatore non è necessariamente colui che ha il coraggio di dire sempre tutto e di dirlo nel modo che ritiene corretto. A volte la vera competenza comunicativa consiste proprio nel capire che non tutto ciò che è giusto dire è giusto dire in quel momento.
E questa differenza può cambiare completamente il risultato di una conversazione.
Possiamo avere ragione e, nello stesso tempo, comunicare male. Possiamo dire una cosa vera, corretta, persino importante, ma dirla nel momento sbagliato, davanti alle persone sbagliate o con una modalità che il nostro interlocutore non è pronto ad accogliere.
Il contenuto è importante, ma il contenuto da solo non è comunicazione.
Osservare prima di parlare
La calibrazione nasce dall’osservazione. Dalla sensibilità. Dall’ascolto.
Significa accorgerci di chi abbiamo davanti, comprendere cosa sta succedendo, leggere il contesto e capire quale sia il momento più funzionale per intervenire. Significa anche osservare come l’altro comunica, quale ritmo utilizza, quale tono, quale volume, quale modalità sembra facilitare maggiormente la sua attenzione e la sua comprensione.
È un aspetto che, nella comunicazione, possiamo anche osservare attraverso strumenti tecnici come i sistemi rappresentazionali, ma che nella vita quotidiana sperimentiamo continuamente: quando ci sintonizziamo sulla persona che abbiamo davanti, spesso il dialogo diventa più semplice, più naturale, più efficace.
Non significa diventare qualcun altro e nemmeno manipolare l’interlocutore. Significa incontrarlo dove si trova.
Perché comunicare non significa soltanto esprimere ciò che abbiamo dentro. Significa anche fare in modo che ciò che abbiamo dentro possa arrivare all’altro nel modo più funzionale possibile.
“Io sono fatto così”
Ci sono due espressioni che spesso utilizziamo per giustificare una comunicazione poco calibrata.
“Sai che io sono fatto così.”
Oppure:
“Io sono una persona onesta, leale. Io le cose le dico in faccia.”
Essere autentici, sinceri e leali è certamente un valore. Ma conoscere se stessi non significa avere una giustificazione per qualsiasi comportamento.
Il fatto che gli altri sappiano come siamo non rende automaticamente corretto tutto ciò che facciamo.
Dire le cose in faccia può essere una qualità. Ma anche la verità ha bisogno di un contesto.
Ci sono momenti in cui è giusto parlare e altri in cui è più funzionale aspettare. Ci sono cose che possono essere dette davanti a tutti e altre che sarebbe molto più rispettoso condividere a quattro occhi. Ci sono parole che, pronunciate in un determinato momento, possono aprire un confronto e le stesse parole che, pronunciate qualche minuto prima, possono trasformarsi in un boomerang.
Non significa mentire.
Significa scegliere il momento.
Significa avere rispetto dell’altro, della situazione e anche del risultato che vogliamo ottenere.
Perché la sincerità senza sensibilità può ferire. L’onestà senza calibrazione può diventare aggressività. La verità senza il momento giusto può smettere di essere utile.
La calibrazione comincia da noi
Ma c’è un altro aspetto ancora più importante: per calibrare gli altri dobbiamo prima imparare a calibrare noi stessi.
Prima di parlare, qual è il mio stato d’animo?
Sono arrabbiato? Sono agitato? Sono frustrato? Voglio davvero comunicare qualcosa oppure sto semplicemente cercando di scaricare quello che sento?
A volte non abbiamo bisogno di trovare parole migliori. Abbiamo bisogno di trovare uno stato migliore dal quale pronunciare quelle parole.
Perché possiamo avere preparato la frase perfetta, ma se la pronunciamo nel momento emotivamente sbagliato rischiamo di ottenere esattamente il contrario di ciò che desideravamo.
La calibrazione, quindi, non è soltanto una tecnica di comunicazione. È una forma di consapevolezza.
È fermarsi un istante prima di parlare e chiedersi: “È davvero questo il momento? È davvero questa la persona? È davvero questa la modalità?”
Forse è proprio quel piccolo spazio tra ciò che sentiamo e ciò che scegliamo di dire a fare la differenza.
E adesso veniamo a noi
Ti è mai capitato di essere così preso da un concetto, da una discussione o dal desiderio di esprimere la tua opinione da prestare poca attenzione a dove ti trovavi, a chi avevi davanti e al momento che stavi vivendo?
Magari avevi ragione.
Magari avevi detto una cosa corretta.
Eppure, con il senno di poi, ti sei accorto che quelle parole si erano trasformate in un boomerang.
Quante volte abbiamo pensato: “Se dico la cosa giusta, allora sono a posto”?
Ma dire la cosa giusta è soltanto una parte della comunicazione. L’altra parte è capire quando dirla, come dirla, con chi dirla e in quale contesto.
Ed è proprio qui che la calibrazione può fare la differenza.
Allora prova a fermarti e a chiederti:
Quanto sono capace di osservare prima di parlare?
So riconoscere lo stato d’animo dell’altra persona e il mio?
So capire quando è il momento giusto per dire qualcosa oppure sento il bisogno di dirlo immediatamente?
Quante volte ho usato “io sono fatto così” per giustificare un comportamento che, forse, avrei potuto gestire diversamente?
Sono davvero sincero oppure, qualche volta, utilizzo la sincerità come alibi per dire tutto ciò che penso senza preoccuparmi dell’effetto che produco?
E ancora:
Cosa potrebbe cambiare nella mia comunicazione se imparassi a calibrare meglio me stesso, l’altra persona e il contesto?
Se questa riflessione ti porta a riconoscere che la calibrazione è già una tua competenza, che sai osservare, ascoltare e scegliere con attenzione parole, tempi e modalità, allora non mi resta che farti i miei complimenti.
Perché comunicare bene non significa soltanto avere qualcosa di importante da dire.
Significa avere la consapevolezza necessaria per capire quando quella cosa può davvero essere ascoltata.
E forse è proprio lì che una buona comunicazione smette di essere soltanto una questione di parole e diventa una questione di relazione.
Make the Difference.






