Il primo braccio è per te (Impariamo a volerci più bene)

Ho letto una frase che mi ha colpito particolarmente: “Abbiamo due braccia. Il primo è per prenderci cura di noi. Il secondo è per prenderci cura degli altri.” Da allora continuo a tornarci sopra, perché contiene qualcosa che spesso dimentichiamo. Uno dei mantra che ripeto più frequentemente nelle mie lezioni, nei miei incontri e nei …

Ho letto una frase che mi ha colpito particolarmente: “Abbiamo due braccia. Il primo è per prenderci cura di noi. Il secondo è per prenderci cura degli altri.”

Da allora continuo a tornarci sopra, perché contiene qualcosa che spesso dimentichiamo. Uno dei mantra che ripeto più frequentemente nelle mie lezioni, nei miei incontri e nei percorsi di coaching è: impara a volerti più bene. Impara a prenderti cura di te.

E più passano gli anni e più mi rendo conto di quanto sia necessario ricordarcelo.

Siamo spesso bravissimi a prenderci cura degli altri. Se prendiamo un impegno con un amico, con un collaboratore, con un collega, facciamo di tutto per mantenerlo. Siamo orgogliosi della nostra parola, vogliamo dimostrare di essere affidabili, di esserci quando serve. Se abbiamo dato la nostra disponibilità a qualcuno, difficilmente ci concediamo il lusso di dire: “Oggi non ne ho voglia”.

Poi, però, prendiamo un appuntamento con noi stessi e improvvisamente tutto cambia.

Decidiamo che inizieremo ad allenarci, che mangeremo in modo più equilibrato, che leggeremo quel libro che abbiamo sul comodino, che faremo finalmente quella visita medica, che dedicheremo un po’ di tempo a qualcosa che sappiamo essere importante per noi. Arriva il momento e troviamo una ragione per rimandare: oggi non è il momento, ho troppo da fare, è stata una giornata difficile, comincerò domani.

E domani diventa un altro giorno.

Ogni volta che succede, però, non stiamo semplicemente rimandando un’attività. Stiamo anche mandando un messaggio a noi stessi: gli altri vengono prima di me.

Come se mantenere la parola data agli altri fosse una questione di valore, mentre mantenere quella data a noi stessi fosse facoltativo.

Non è così.

In aereo ci ricordano di indossare prima noi la mascherina dell’ossigeno e soltanto dopo aiutare gli altri. Non è egoismo: è una condizione necessaria per poter essere d’aiuto. Se perdiamo ossigeno, non possiamo soccorrere nessuno.

Lo stesso vale nella vita. Non possiamo dare da bere agli altri se prima non riempiamo la nostra brocca.

Prendersi cura di sé non significa avere sempre tempo

So già cosa potremmo dirci: “Non ho tempo”, “È difficile”, “In questo momento ho troppe cose da fare”.

E spesso è vero. La vita è piena di responsabilità, persone che hanno bisogno di noi, impegni e imprevisti. Ma a volte quelle parole nascondono anche qualcosa di diverso: la paura di non riuscire, il timore del giudizio, il bisogno di piacere agli altri, una cultura che ci ha insegnato che essere buoni significa esserci sempre per tutti.

Così diventiamo molto disponibili verso gli altri e molto poco disponibili verso noi stessi.

Forse allora non dobbiamo iniziare dalle grandi rivoluzioni. Possiamo cominciare dalle piccole cose.

Due pagine di un libro invece di una. Una passeggiata invece di aspettare di avere il tempo per allenarci un’ora. Un appuntamento che finalmente manteniamo. Una scelta alimentare diversa. Un piccolo gesto che ci dica: questa volta ho mantenuto la parola che avevo dato a me stesso.

Perché ogni volta che riusciamo a farlo accade qualcosa di importante.

Cominciamo a fidarci un po’ di più di noi.

E quella fiducia diventa autostima. L’autostima alimenta l’autodisciplina, l’autodisciplina ci permette di essere più costanti e la costanza ci porta, nel tempo, a ottenere risultati che prima sembravano difficili.

Non serve fare tutto subito. Serve iniziare a dimostrare a noi stessi che possiamo contare su di noi.

Una piccola promessa mantenuta oggi può diventare la base per una promessa più grande domani.

Prima prendi per mano te stesso

Imparare a volerti più bene non significa diventare egoista, pensare soltanto a te o smettere di prenderti cura degli altri. Significa, al contrario, costruire le condizioni per poterlo fare con più energia, più presenza e più autenticità.

Perché quando hai imparato a prenderti per mano, puoi tendere quella mano agli altri con una forza diversa.

Allora forse possiamo ripartire proprio da quella frase: abbiamo due braccia. Il primo è per prenderci cura di noi. Il secondo è per prenderci cura degli altri.

E forse oggi possiamo chiederci:

Quale impegno continuo a mantenere con tutti, ma non con me stesso?

Qual è quella piccola cosa che continuo a rimandare e che potrebbe farmi stare meglio?

Che cosa succederebbe se, per una volta, mi mettessi tra le persone di cui devo prendermi cura?

Quale piccola promessa posso farmi oggi e mantenere davvero?

Perché magari non dobbiamo aspettare di sentirci pronti, di avere più tempo o di trovare il momento perfetto.

Possiamo semplicemente cominciare da una piccola cosa.

E poi un’altra.

E un’altra ancora.

Fino a quando quei piccoli gesti avranno costruito qualcosa di molto più grande: la fiducia nella persona che siamo e nella persona che possiamo diventare.

Prenditi cura di te. Prenditi per mano. Impara a volerti più bene.

E poi, con tutta la forza, il sorriso e l’energia di cui sei capace, prenditi cura delle persone che hai accanto.

Prenditi cura del mondo che ti circonda e rendilo un posto un po’ più bello.

Perché quando impari a prenderti per mano, puoi finalmente usare l’altro braccio per prendere per mano qualcun altro.

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