La domanda che ritorna: Che cos’è la felicità? È una domanda che molti si pongono. Anzi, forse è una domanda che tutti, prima o poi, ci siamo fatti. Ma soprattutto: che cos’è la felicità per te? Questa domanda mi è tornata in mente al rientro dalle vacanze, quando ho scaricato sul computer tutte le fotografie …
La domanda che ritorna: Che cos’è la felicità?
È una domanda che molti si pongono. Anzi, forse è una domanda che tutti, prima o poi, ci siamo fatti. Ma soprattutto: che cos’è la felicità per te?
Questa domanda mi è tornata in mente al rientro dalle vacanze, quando ho scaricato sul computer tutte le fotografie che avevo scattato. Ho iniziato a cercare i doppioni, quelle sfocate, quelle in cui qualcuno non guardava l’obiettivo, quelle in cui il sorriso non era venuto bene. E mi sono accorto di una cosa: avevo fatto davvero tantissime fotografie. Forse troppe.
La facilità con cui oggi possiamo fotografare qualsiasi cosa ci porta a scattare continuamente. Un tramonto, un’alba, un panorama, una persona, un piatto, un momento. Ma quante di quelle fotografie riguarderemo davvero? Quante conserveremo con cura? E quante, invece, finiranno semplicemente in una cartella insieme a migliaia di altre immagini?
Ho un’età che mi permette di ricordare quando una macchina fotografica aveva un rullino da 12, 24 o 36 fotografie. Non potevi scattare cento volte lo stesso tramonto. Dovevi scegliere. Dovevi osservare. Dovevi aspettare il momento giusto.
E allora mi sono chiesto: ero più felice allora o sono più felice oggi?
Una fotografia può contenere una vita
Forse la risposta non è nella quantità delle fotografie, ma nella qualità del momento che abbiamo vissuto.
Tra le immagini delle mie vacanze ho trovato tantissime albe e tantissimi tramonti. Il sole che scompare nell’acqua, la luce che filtra tra i rami, il cielo che cambia colore. E mi sono chiesto: possibile che abbia avuto bisogno di fotografare così tante volte il sole?
Il sole è sempre lo stesso e, allo stesso tempo, ogni alba e ogni tramonto sono irripetibili.
Perché non è soltanto ciò che guardiamo a generare un’emozione. È come lo guardiamo.
La stessa alba può essere meravigliosa per qualcuno e dolorosa per qualcun altro. Lo stesso tramonto può essere il ricordo di un amore, di una separazione, di una promessa, di una serata indimenticabile o di un momento difficile.
Ho visto ragazzi sulla spiaggia aspettare l’alba abbracciati, guardando verso il sole. Sembravano guardare anche verso il loro futuro. Nei loro sguardi c’erano sorrisi, speranze, desideri.
E ho pensato che forse la felicità sia proprio questo: la capacità di vedere ciò che abbiamo davanti, ma anche il significato che decidiamo di attribuirgli.
La felicità non è necessariamente fuori di noi, nascosta in qualcosa che dobbiamo ancora trovare. Può essere nella nostra capacità di osservare la luce, riconoscere ciò che abbiamo, dare valore alle persone che amiamo, essere presenti nel momento che stiamo vivendo senza essere già con la mente da un’altra parte.
Meno quantità, più significato
Quando ho iniziato ad archiviare le fotografie, ne ho cancellate tantissime. Ho tenuto soltanto quelle che per me avevano davvero un significato.
E mentre lo facevo, ho pensato a quei vecchi rullini da 12 fotografie. Dovevi scegliere. Non potevi sprecare uno scatto. Poi aspettavi la fine della vacanza, portavi il rullino dal fotografo e magari aspettavi ancora qualche giorno prima di vedere il risultato.
A volte guardavi la fotografia e dicevi: “Wow”. Altre volte: “Cavolo, è venuta malissimo”.
Ma quella fotografia poteva bastare ad accendere un’intera vacanza.
Oggi abbiamo migliaia di fotografie e, forse, rischiamo di avere meno ricordi.
Tanti messaggi, pochi contatti.
Tante emoticon, pochi abbracci.
Tante immagini, poca presenza.
Tante possibilità, poco tempo per accorgerci di quanto abbiamo.
E allora forse dovremmo fermarci.
Non per rinunciare alla tecnologia, alle fotografie o alle possibilità che abbiamo oggi. Ma per scegliere consapevolmente che cosa merita davvero la nostra attenzione.
Perché la felicità potrebbe non essere avere di più. Potrebbe essere accorgerci di più.
Accorgerci di una persona che ci sta accanto. Di un tramonto che non tornerà mai uguale. Di una conversazione. Di una risata. Di un abbraccio. Di un momento che, mentre lo stiamo vivendo, potrebbe diventare uno dei ricordi più belli della nostra vita.
E tu, che cosa scegli di ricordare?
Forse la felicità non è qualcosa che dobbiamo inseguire per tutta la vita.
Forse è qualcosa che impariamo a riconoscere.
Allora, alla fine di questa estate, prova a fermarti un momento. Guarda le fotografie che hai scattato. Non chiederti soltanto quali siano le più belle.
Chiediti: quali mi fanno sentire qualcosa? Quali mi riportano davvero dentro un momento? Quali persone, quali emozioni, quali istanti voglio portare con me?
E poi chiediti ancora:
Sto dando abbastanza valore alle cose che mi rendono felice?
Le mie priorità sono davvero quelle che penso siano, oppure sto riempiendo la mia vita di cose mentre rischio di perdermi proprio ciò che conta?
Forse la felicità non dipende da quante fotografie abbiamo da guardare.
Forse dipende da quanta vita abbiamo saputo vivere prima ancora di scattarle.
La felicità dipende da te.
Dipende da me.
Dipende da ognuno di noi.
Make the Difference.






